Riflessioni sul recente Viaggio di Guarigione all’isola Maggiore in Trasimeno, Equinozio d’autunno 2019

Video a cura di Michela Gios

Per molti di noi, non è stato il primo, questo viaggio, in questo Luogo Alto così singolare. Tuttavia anche questa volta, avvicinandoci all’Isola col battello, abbiamo sentito di entrare in uno Spazio dove la percezione del Tempo è diversa.
Qui il tempo è un altro Tempo e la Terra ci ha accolto, anche questa volta, nella sua sfera di dolcezza e forza.
Non c’è asfalto che ricopra né la larga strada al centro del borgo né i sentieri tra gli ulivi.
Il respiro della Terra è circolato impercettibile intorno a noi, il nostro Tempio era Lei e la volta il cielo stellato.

Al mattino ci siamo incamminati alla Sorgente e seduti sui sassi antistanti, rivolti all’acqua del lago verso est al sole nascente, abbiamo liberato un canto di voci senza parole, pura musica dei nostri Cuori, grati, in ascolto.

Ascolta il canto

Alla sera, davanti alla Pieve dell’Arcangelo, abbiamo accompagnato il sole a scendere oltre la montagna e la notte siamo risaliti ad ammirare le stelle.

Sempre più intensamente stiamo sperimentando la magia del Campo che ci unisce.
In un gruppo alla ricerca del SÉ l’orgoglio della propria individualità cede rapidamente il passo all’armonia di una Forza creativa ancora poco conosciuta. Il discernimento riprende il suo posto mentre il giudizio esce. La chiarezza del sentire autentico sbalestra la resistenza della mente che vorrebbe attaccarsi a certezze conosciute anche se falsamente vere.
Si va in velocità, nel sostegno reciproco fatto di ascolto profondo e silenzioso oppure espresso con poche parole condivise nel coraggio complice di andare oltre la paura che fa barriera a verità interiori ancora tutte da scoprire.

I laboratori di ascolto sul sentire reciproco del piano del SÉ, con la mia supervisione, si sono alternati a passeggiate solitarie ma anche a sane risate attorno a una tavola con cibo fresco, preparato con cura. Spesso mi è sembrato che volassimo tutti insieme come uno stormo che si espandeva e contraeva al ritmo di una musica silenziosa senza necessità di parole, come avessimo acquisito il linguaggio dei pensieri.

Il saluto poi, nel distacco, è stato meno intriso di nostalgia. Le distanze tra noi si accorciano. Quando uno ha bisogno di aiuto, arriviamo più veloci del pensiero e l’altro lo sente e il senso di isolamento e la paura dell’abbandono sempre più rapidamente si riducono a un triste ricordo, di quando ancora non conoscevamo l’Amore vero ma una sua misera proiezione.
Un’esperienza preziosa da ripetere e da proporre a chi, ancora, non ha avuto modo di viverla.

Con fraterno affetto e gratitudine a tutti,

Cristina

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