Il Filo d’Oro nella Via del SÉ®

Albero della vita

La Mission in Prismablu si sta facendo sempre più comprensibile:
“Una Scuola. …Oltre il pensiero”

Cosa significa per noi questa definizione:
partiamo proprio dal termine scuola che etimologicamente deriva dal greco scholé e significa: tempo di riposo per nutrire lo Spirito, proprio il contrario del significato che oggi diamo alla parola scuola.
Il cambiamento della funzione da esoterica in scholé (entrare in contatto con l’interno) a quella exoterica nella scuola odierna (entrare in contatto con l’esterno) si rifà al 1599 con l’impostazione organizzativa della scuola-insegnamento e della scuola-ambiente in cui svolgere la sua funzione da parte dei Gesuiti.
Da allora la scuola diventa impegno mentale e un modo per occupare e invadere quel tempo che dovrebbe restare al servizio dell’introspezione e del contatto con qualcosa che la mente non conosce e cioè con la voce dello Spirito. Il tempo infatti, nella scuola gesuitica, verrà ripartito in 3 momenti :

  • La lezione, apprendimento di informazioni esteriori elaborate da altri in aule apposite.
  • Lo studio individuale, per l’assimilazione del contenuto appreso con elaborazione partendo comunque dal protocollo proposto in altri ambienti preposti come stanze individuali o biblioteca.
  • La ricreazione intesa come svago, distrazione in corridoi o cortili.

Da allora fino ad oggi la scuola diviene quindi mezzo di nutrimento del corpo mentale.

La “Scuola. … Oltre il pensiero” in Prismablu ricalca invece l’obiettivo primario di scholé che è quello di andare oltre il piano mentale e i paradigmi conosciuti per accedere ad un piano profondo, intimo, inaccessibile al pensiero mentale che è proprio dello Spirito o del SÉ nel quale si entra in contatto con quella parte intuitiva del pensiero che riesce ad andare oltre il controllo della neocorteccia.
Per poter svolgere questa Mission è necessario essere veri educatori oltre ad essere professori insegnanti .
Quante volte ci è capitata l’esperienza di un diverso modo di ricevere un insegnamento e di poter dire:
“Il tale Professore è coltissimo ma quando spiega non mi rimane nulla mentre con l’altro capisco tutto”
Essere colto non implica essere in grado di insegnare nel senso di trasmettere; chi è in grado di in-se-gnare ha realizzato la gnosi, conoscenza di sé in sé, tramite l’esperienza e la trasmutazione personale e per questo può trasmetterla ad altri.
Chi non fa esperienza esegue un lavoro di copia-incolla trasferendo solo concetti dalla sua mente alla mente altrui e le sue parole, pur portando molte informazioni, restano forme vuote come gusci che sono stati svuotati dell’essenza che trasmette la vita. Come un guscio vuoto pur dipinto e arricchito con mille orpelli non potrà mai dare vita ad un pulcino così un cervello informato con parole mentali vuote di esperienza non sarà in grado di generare fertili connessioni che a loro volta daranno vita a nuove scoperte e a rinnovata conoscenza.

L’insegnante è quindi colui che ha prima conosciuto sé stesso e può prendersi la responsabilità di educare altri alla conoscenza di sé.
Un letterato che conosce minuziosamente la storia della musica senza aver fatto esperienza di ascoltare o suonare musica, resta sul piano mentale e raggiungerà gli altri solo sul piano mentale. Non essendo connesso all’essenza della musica non sarà nemmeno in grado di trasmettere agli allievi la conoscenza interiore dell’essenza musicale. Un musicista anche se non è informato sulla storia della letteratura musicale, fa diretta esperienza con la funzione che la musica ha sul corpo emozionale avendo creato con la sua volontà un campo interattivo tra se stesso e uno strumento musicale. Tuttavia anche la sua esperienza si può fermare lì, nel vivere e far vivere ad altri reazioni del corpo emozionale ad ogni cambiamento sonoro come accelerare il battito del cuore, stimolare il pianto a salire dal profondo, o la rabbia a oltrepassare il controllo della mente.
Anche questo tipo di professionalità non è tuttavia sufficiente per il nostro obiettivo che è quello di usare la conoscenza della musica per far vibrare il diapason del SÉ che sta nel Cuore di altri.
Come si può indurre la vibrazione di un diapason se il musicista stesso non l’ha fatto risuonare prima dentro di sé e non ne ha preso consapevolezza, visto che all’altro deve insegnare la consapevolezza di SÉ?

Soltanto con la propria esperienza dove il sapere e il sentire del SÉ si fondono, si riescono a comprendere i sentimenti o le emozioni proprie e altrui e a distinguere da che piano, emozionale, mentale o del SÉ esse scaturiscono.

Attraiamo a noi situazioni e personaggi che hanno la funzione di rispecchiare la nostra luce o la nostra ombra.
È una legge spirituale importantissima. La funzione di questa legge è quella di renderci maggiormente consapevoli di ciò che siamo e ciò che non siamo attraverso una parte degli altri che ci piace o ci infastidisce. Vedere positivo significa interpretare correttamente la funzione di un’esperienza. Spesso la funzione di un’esperienza negativa si comprende più avanti nella vita ed è per questo che il segreto è non lasciarsi mortificare dagli insuccessi.
Per esempio, essere bocciati ad una selezione per un lavoro o un indirizzo universitario, mi costringe a cambiare orientamento e un domani mi rendo conto che la mia felicità è stata proprio intraprendere un percorso che non avrei mai scelto se non ci fosse stata quella dolorosa bocciatura. Se dunque una persona non andando in profondità si nega l’opportunità di accogliere una verità ignorata rimanendo alla superficie del piano emozionale cosa può succedere? Pretenderà sempre di essere accolta e capita da altri restando ad essi dipendente. Nella sua pretesa inconsapevolmente egoistica li farà sentire in colpa se non daranno a lei quella comprensione che lei stessa non dà a sé stessa.
La persona sensibile al sentire del proprio SÉ invece, quando viene toccata da un’emozione, la accoglie, la vive senza paura né giudizio. Lascia che si formino connessioni per comprenderne l’origine. Si apre a guardare l’esperienza anche da altri punti di vista, onora la legge dello specchio ed è disposta, se lo sente necessario, a lasciare andare valori acquisiti se non li ritiene più consoni al proprio livello di coscienza. In sintesi accetta di vivere il cambiamento consapevolmente trasmutando una propria tendenza caratteriale in un atteggiamento anche opposto se lo ritiene più coerente al proprio sentire anche a costo di tradire la buona coscienza cioè quella parte di se stessi allineata ai valori e alle aspettative familiari e istituzionali.
Permettendosi il coraggio dell’approfondimento e della scelta consapevole la persona sensibile sarà in grado di comprendere veramente se stessa e di conseguenza le sarà chiaro fino a che livello l’altro è disposto a conoscere le varie parti di sé.
Questo tipo di sensibilità riattivata attraverso la conoscenza delle Leggi del sistema del SÉ e la loro realizzazione è il Valore aggiunto per essere un buon educatore del SÉ.
Etimologicamente: e-ducatore da: e= fuori e duco= condurre è una persona in grado di condurre fuori nella consapevolezza esteriore qualcosa di interiore per poterlo riconoscere anche razionalmente e poterlo integrare nella propria coscienza.
In Prismablu educare significa quindi aiutare le persone che ancora si identificano con la propria personalità, ego, maschera, finzione giuridica che dir si voglia, a lasciare affiorare in superficie il sentire profondo del SÉ senza interromperne il flusso sul piano mentale con il giudizio o sul piano emotivo con la paura.
Nella Via del SÉ si impara a comprendere che quello che chiamiamo sentire è inizialmente una percezione confusa, artificiosa, mista di paure e giudizio, un sentire che abbiamo costruito anno dopo anno dalla nascita, fedeli agli insegnamenti familiari e alle istituzioni terrene:
questo è bello… quello è brutto
questo è bene… quello è male
questo è vero… quello è falso.

Fare Palestra del sentire del SÉ, significa allenarsi a riconoscerlo per rispettarlo e seguirlo ed è veramente un patrimonio inestimabile che Prismablu attraverso corsi e laboratori può offrire.

Questa nostra Scuola insegna in modo pratico e chiaro come possiamo dare e ricevere Amore senza possesso e senza condizionamenti allenandoci a divenire noi stessi Maestri di noi stessi.

La “Scuola. …Oltre il pensiero” di Prismablu dal 2016 si avvale anche di educatori formatisi nei percorsi iniziali della Via del SÉ. Nei loro percorsi paralleli arricchiscono la propria professionalità con il Valore aggiunto della consapevolezza del SÉ anche se deve essere molto chiaro che l’inversione consapevole della polarità dall’ego al SÉ avviene solo durante la vita di ognuno per scelte personali in sintonia con le leggi del Sistema del SÉ insegnate durante il percorso base:
”La via del SÉ”.

La Via del SÉ in Prismablu è un percorso assolutamente innovativo, frutto di una mia sintesi di altre ricerche e tecniche ma interiormente originale, posso dire ora, un metodo mio dettatomi dalla chiarezza interiore del mio SÉ, chiarezza acquisita attraverso la mia preparazione professionale e le mie scelte di vita coraggiose e consapevoli.

Nel Logo di Prismablu, che ho elaborato gradualmente in circa sei mesi con grande pazienza del grafico Andrea Montanari, doveva esserci anche un filo sottile tracciato dal centro della Corona interna fino oltre la barriera esterna e doveva essere d’oro. Eseguii indicazioni interiori dettatemi dalla Coscienza senza capirne il motivo.

A distanza di tempo, quando conclusi l’elaborazione del percorso del SÉ, incappai in un sito internet: “Il Filo d’oro” in cui Werner Weick scrive così:
“Fin dai tempi più antichi, il filo d’oro è il simbolo di un Sapere che nasce dall’esperienza personale e che è libero dai condizionamenti istituzionali.
È un filo perché rappresenta la continuità di un’esperienza sempre antica e sempre nuova ed è esile perché in ogni generazione questa consapevolezza viene mantenuta da una minoranza di individui.
Questo filo è d’oro perché è immortale: resta anche nei periodi più caotici e oscuri; a volte più apparente, a volte più nascosto”.

Non trovo parole che esprimano meglio di queste, in sintesi ermetica, la Via del SÉ che ho elaborato. L’Etica spirituale pacifica ma determinata è la base appunto di questo insegnamento e dei percorsi paralleli con gli operatori del Circolo Hessiano che ho formato, che stanno arricchendo il Campo con la fioritura dei loro progetti.
Se di filosofia, amore della conoscenza, si deve parlare, che sia conoscenza estrapolata oltre che dal sapere soprattutto da scelte vissute personalmente e consapevolmente alla luce e nel rispetto di Leggi arcaiche sigillate in filamenti del DNA che possono essere riattivati.
In questa Scuola la riattivazione di essi, contrariamente ad altri insegnamenti, avviene ad opera della consapevolezza delle Leggi del SÉ, di AcHuarmoniche® di luoghi sacri ma soprattutto tramite le scelte individuali e consapevoli che inducono nella persona che le persegue un radicale cambiamento dei valori della vita e quindi della propria polarità.

Man mano che vedo le persone arrivare in questa Via, mi rendo conto che per ognuno c’è un GONG cosmico, che ri-suona dentro di noi in un preciso momento della vita e attraverso una singolare sincronicità.
“Molti sono i chiamati, pochi gli eletti”
È vero anche questo. Il GONG suona per molti: è Tempo di Risveglio collettivo ma sta a ognuno autoeleggersi attraverso un atto di volontà: “SI oppure NO” poiché non vi sono Esseri pre-scelti ma vi sono Esseri che si autorizzano alla scelta.

Se il lavoro esteriore di organizzazione è impegnativo quello interiore è incessante. Si è costantemente “in servizio” per la ricerca di nuove e migliori soluzioni.
Tuttavia, quando c’è scelta, mai rinuncia, c’è anche molta gioia e allegria.
La Via del SÉ è dunque anche la Via della Gioia, espressione di libertà interiore, che può sussistere solo dove c’è altrettanta serietà intesa come coerenza al sentire del SÉ nel rispetto delle sue leggi. In una parola INTEGRITÀ.
È con questo denominatore comune, dopo aver percorso in un buon numero La Via del SÉ, che possiamo comunicare sempre meglio tra noi in quanto le parole sono usate da e per tutti con un significato che è espressione di uno stesso linguaggio interiore.

Il Bene inaspettato che appaga i più alla fine del percorso è la gioia della LIBERTÀ INTERIORE che si va riconquistando con il coraggio delle giuste scelte. Bene prezioso che né il denaro né la posizione sociale possono comprarsi, Bene che una volta conquistato non si deteriora più, con il quale si aprono Portali che il denaro o un’alta carica politica-sociale senza il SÉ non aprono, che possiamo portare ovunque, anche oltre la morte.